Weekend di formazione

C’è un momento dell’anno, nella vita di C’è Campo, in cui si avverte una voce che ci dice "È ora!" Quel momento è segnato dalla primavera che inizia e dall’intravedere un’estate, lontana e vicina, che significa “Romania”, “Bruxelles”... quest'anno anche “Ecuador”!

I pensieri si mettono in moto e in pancia e nella testa si attiva quella elettricità, quella eccitazione bella di chi sa che fra poco, forse, è il momento di partire.

E se queste sensazioni in me si risvegliano durante il periodo in cui, con il gruppo della formazione di C’è Campo, raccogliamo pensieri ed idee che dovranno trovare forma concreta e creativa in tante attività, la consapevolezza vera e propria si accende effettivamente durante il weekend di partenza per le esperienze estive.

Quello è un luogo particolarmente prezioso: è un’occasione per trovarsi ed interrogarsi insieme sul desiderio di spendere il nostro tempo in un’altra realtà... è un tempo che ha un sapore ed un significato particolare, un tempo che è personale, ma anche collettivo e condiviso con altri.

Quest’anno i nostri pensieri sono stati accompagnati da un’immagine che è tanto amata e sentita da C’è Campo: l’immagine del seme.

Il nostro desiderio, così come un seme, aveva bisogno di pensiero, preparazione, di un terreno fertile, di cura e di una certa dose di speranza attiva, vissuta! Il confronto in gruppo è stato un modo per crescere ed ampliare questo terreno, questa cura. Durante il weekend ho visto germogliare in me e in noi la sensazione di essere accompagnati, di stare creando un significato condiviso e sentito dal gruppo! A poco a poco le persone e i volti sconosciuti sono diventate persone e volti amici, compagni di viaggio, al di là delle esperienze che ciascuno di noi avrebbe fatto durante l’estate.

Il weekend di rientro, dopo le nostre esperienze estive, è stata la prova di ciò che al finesettimana di partenza era stato costruito. La cura e la speranza attiva seminate prima di partire e spese durante l’estate erano fiorite. Il weekend e i compagni di viaggio sono stati elementi e presenze preziosi per riconoscere, al rientro, come le esperienze, gli incontri e le riflessioni ci hanno segnati e ci hanno visti in qualche modo cambiare e crescere.

Se infatti capita facilmente di vivere a pieno e con stupita meraviglia quei giorni estivi in realtà tanto diverse dalle nostre routine, dalle nostre realtà cittadine, capita altrettanto facilmente di lasciare quelle sensazioni intrappolate in ricordi nostalgici e contestuali.

Il weekend può essere, e per me è stato, un’occasione per guardare con occhi veri e nuovi le mie giornate trascorse in Romania, a Sarbova: quei giorni di riflessioni mi hanno aiutato a vedere più chiaro il mio sentire e il mio vissuto.

Potrei dire che il processo è stato simile a quello che viene fatto con degli occhiali dalle lenti sporche che, se non pulite, rischiano di rendere più opachi e lontani immagini e paesaggi visti, o ancora in parte da scoprire.

Una semplice pezzetta può fare miracoli e può aiutare a vedere dettagli e figure in modo più nitido.

Il weekend, per me, è stata una pezzetta molto efficace: un tempo dove fermarsi, per non lasciare che dell’esperienza rimanesse solo il fascino o il ricordo di un qualcosa di grande che è sbocciato in noi.

Guardando e ammirando i fiori cresciuti in noi e nei vari gruppi di esperienze, ci siamo chiesti come la nostra vita possa rimanere anche ora un giardino a primavera, come poter custodire ed essere testimoni attivi e concreti della bellezza respirata in Romania, in Belgio e in Ecuador. Ci siamo chiesti come metterci in gioco nella realtà frenetica di tutti i giorni, e nelle cose più quotidiane: le relazioni con amici e familiari, al lavoro, nel nervosismo del traffico, nella fatica della stanchezza.

Queste nostre domande hanno trovato piccole risposte e linee guida nel “Manifesto dei gesti di pace”, un insieme di principi scritti da noi che ci muovono a mantenere un’apertura verso il prossimo anche negli scambi più semplici.

Fra questi, un principio che sento di voler tenermi stretto, in mente e nel cuore, è “Riconoscere il cambiamento”. Mi ricorda di strappare il velo di “conoscenza ed abitudine” attraverso cui è facile osservare le persone e gli ambienti familiari e mi ricorda che, qui come in Romania, è prezioso avere uno sguardo di cura e apertura verso il vecchio e verso l’inaspettato, così come può essere utile osservare cose conosciute da prospettive nuove.

Il weekend di rientro ci ha riconnessi all’importanza di guardare con occhi attenti la realtà che ci è stata affidata. Ci siamo promessi di provare, nel nostro piccolo, ad essere costruttori di azioni concrete di pace, perché possiamo, e perché il mondo aspetta che anche i fiori sbocciati in noi vengano effettivamente messi in campo.

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