Tabara Darmanesti
Sorrisi, attenzione, stare, prieteni noi (nuovi amici), meraviglia, schimbat (cambiamento), costruire un sogno impreuna (insieme)… Queste sono alcune delle parole che hanno accompagnato noi volontari durante la settimana di tabara (campo) che abbiamo fatto nel convento delle suore carmelitane a Dărmănești, in Romania.
La prima sera infatti, ci è stato proposto di scrivere ognuno una parola che conteneva un desiderio per questa esperienza e ogni giorno ne pescavamo una da tenere a mente. Questo è stato un modo per aiutarci a non perdere il senso di ciò che stavamo facendo durante le giornate impegnative che ci aspettavano e un’occasione per ripensare la sera a quello che si era vissuto. Prima dell’inizio della tabara vera e propria, abbiamo passato i giorni che avevamo a disposizione a organizzare e a conoscerci tra di noi, dal momento che c’erano sia animatori italiani che rumeni. A livello organizzativo ci siamo divisi in tre gruppi, che avrebbero poi seguito i bambini divisi per fasce di età. In ogni gruppo eravamo mescolati italiani e rumeni, in modo da rendere possibile per ognuno di noi italiani avere qualcuno di riferimento che spiegasse i giochi e ci aiutasse nel caso dovessimo parlare con un bambino e che loro avessero un supporto a livello più pratico nel gioco o nell’organizzazione dei materiali. Fortunatamente siamo riusciti a comunicare bene tra noi grazie all’inglese e alle traduzioni degli animatori più grandi
Durante la Tabara le nostre giornate si svolgevano in questo modo: la mattina (verso le 9:00) andavamo alla chiesa e accoglievamo i bambini con dei balli, dopodichè tornavamo tutti insieme al convento, dove mettevamo in scena una parte della storia di Dragon Trainer, il tema della tabara. Dopodiché ci si divideva nei gruppi e si giocava fino a 12:30 circa, quando ci si salutava con altri balli e l’inno del campo. Una volta pranzato, ci mettevamo presto al lavoro, per organizzare i giochi della giornata successiva, insieme alla scenetta ed eventuali preparazioni per la sceneggiatura. Prima di cena c’era la messa e dopo aver mangiato passavamo la serata insieme a chiaccherare e a giocare, fino al momento della preghiera finale e della restituzione e riflessione riguardo alla parola che avevamo pescato.
Sono state queste occasioni che ci hanno aiutato a trattenere qualcosa dall’esperienza: nuove scoperte, desideri e insegnamenti. Oltre a ciò, abbiamo avuto la fortuna di ascoltare le bellissime testimonianze delle suore che ci hanno ospitati: Suor Buni, Monica e Biagina. I loro racconti ci hanno mostrato veramente cosa significhi vivere per qualcun altro e il concetto di missione. Alla fine della nostra esperienza ci siamo trovati ad essere un gruppo più unito e che è riuscito a crescere insieme, e quelle parole che esprimevano i nostri desideri sono diventate il ricordo dei nostri vissuti, con nuovi significati e una nuova pienezza. Sono parole che ognuno di noi si è riproposto di tenere dentro nella nostra vita quotidiana, in modo che continuino ad aiutarci a vivere la nostra missione ogni giorno.